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domenica, 08 giugno 2008

Una viola al Polo Nord

Una mattina, al Polo Nord, l'orso bianco fiutò nell'aria un odore insolito e lo fece notare all'orsa maggiore (la minore era sua figlia): 
- Che sia arrivata qualche spedizione?
Furono invece gli orsacchiotti a trovare la viola. Era una piccola violetta mammola e tremava di freddo, ma continuava coraggiosamente a profumare l'aria, perché quello era il suo dovere.
- Mamma, papà, - gridarono gli orsacchiotti.
- Io l'avevo detto subito che c'era qualcosa di strano, - fece osservare per prima cosa l'orso bianco alla famiglia. - E secondo me non è un pesce.
- No di sicuro, - disse l'orsa maggiore, - ma non è nemmeno un uccello.
- Hai ragione anche tu, - disse l'orso, dopo averci pensato su un bel pezzo.
Prima di sera si sparse per tutto il Polo la notizia: un piccolo, strano essere profumato, di colore violetto, era apparso nel deserto di ghiaccio, si reggeva su una sola zampa e non si muoveva. A vedere la viola vennero foche e trichechi, vennero dalla Siberia le renne, dall'America i buoi muschiati, e più di lontano ancora volpi bianche, lupi e gazze marine. Tutti ammiravano il fiore sconosciuto, il suo stelo tremante, tutti aspiravano il suo profumo, ma ne restava sempre abbastanza per quelli che arrivavano ultimi ad annusare, ne restava sempre come prima.
- Per mandare tanto profumo, - disse una foca, - deve avere una riserva sotto il ghiaccio.
- Io l'avevo detto subito, - esclamò l'orso bianco, - che c'era sotto qualcosa.
Non aveva detto proprio così, ma nessuno se ne ricordava.
Un gabbiano, spedito al Sud per raccogliere informazioni, tornò con la notizia che il piccolo essere profumato si chiamava viola e che in certi paesi, laggiù, ce n'erano milioni.
- Ne sappiamo quanto prima, - osservò la foca. - Com'è che proprio questa viola è arrivata proprio qui? Vi dirò tutto il mio pensiero: mi sento alquanto perplessa.
- Come ha detto che si sente? - domandò l'orso bianco a sua moglie.
- Perplessa. Cioè, non sa che pesci pigliare.
- Ecco, - esclamò l'orso bianco, - proprio quello che penso anch'io.
Quella notte corse per tutto il Polo un pauroso scricchiolio. I ghiacci eterni tremavano come vetri e in più punti si spaccarono. La violetta mandò un profumo più intenso, come se avesse deciso di sciogliere in una sola volta l'immenso deserto gelato, per trasformarlo in un mare azzurro e caldo, o in un prato di velluto verde. Lo sforzo la esaurì. All'alba fu vista appassire, piegarsi sullo stelo, perdere il colore e la vita.
Tradotto nelle nostre parole e nella nostra lingua il suo ultimo pensiero dev'essere stato pressapoco questo:
- Ecco, io muoio... Ma bisognava pure che qualcuno cominciasse... Un giorno le viole giungeranno qui a milioni. I ghiacci si scioglieranno, e qui ci saranno isole, case e bambini.

Gianni Rodari

Persino nel suo silenzio c'erano errori linguistici


sabato, 31 maggio 2008

A nuoto

A metà di un viaggio, fermo su un isola a rifiatare. Mi preparo al prossimo tratto, chissà quando ci sarà un'altra isola pronta ad accogliermi, e le correnti... sembrano così insidiose.
No no ce la faccio, sono allenato e mi alleno ancora ma non è ancora il momento di tuffarsi. Devo aspettare. Attendere, allenarsi e non perdere il coraggio che mi ha mosso a decidere così.
Isola che non c'è, ti raggiungerò.
A nuoto.

Persino nel suo silenzio c'erano errori linguistici


lunedì, 28 aprile 2008

Voglio l'erba voglio 2000

Voglio dormire.
Sono in ufficio e vorrei tanto non esserci.
Voglio essere nel mio lettone con la donna che amo.
Voglio prendere ferie domani e non so se potrò.
Voglio sapere quando ci lasceranno a casa da lavoro.
Voglio un litro di caffè ucciso da un pacco di American Spirit.
Voglio diventare un programmatore ingambissima che tutti consultano.
Voglio riprodurre un Mondrian sulle mie tende.
Voglio un lavoro "ponte" fino all'emigrazione.
Voglio saper parlare bene l'Inglese.
... e sono nemmeno le 11 di mattina... dove mi condurranno i miei desideri a mezzogiorno??

Persino nel suo silenzio c'erano errori linguistici
 
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